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10 anni di Aero e Aero Bar

— Superficie, gesto e continuità progettuale nel linguaggio Capod’opera

A dieci anni dal suo debutto, Aero e Aero Bar rappresentano una delle ricerche più riconoscibili sviluppate da Capod’opera sul tema della Texture come elemento strutturale del progetto. Una collezione rimasta fedele alla propria identità formale, capace di attraversare il tempo.
Abbiamo ripercorso con Alessio Bassan i passaggi chiave di questo progetto, tra intuizioni iniziali, scelte radicali e una visione ancora attuale.

 

  • Aero, Credenze e Madie
  • Bozzetto originale di Alessio Bassan
  • Bozzetto originale di Alessio Bassan
  • Aero Bar, Credenze e Madie
  • Aero Bar, Credenze e Madie
  • Aero, Credenze e Madie
  • Aero, Credenze e Madie

Qual è stata, secondo te, la qualità che ha permesso ad Aero di emergere come prodotto riconoscibile per Capod’opera?

Quando ho presentato Aero ero consapevole delle sue potenzialità espressive. In quegli anni, io e Capod’opera volevamo sviluppare prodotti dotati di una forte identità, riconoscibili e costruiti con grande attenzione alla qualità esecutiva.
In Aero questa ricerca si è tradotta in una scelta netta. Una singola Texture, fortemente caratterizzante, ottenuta attraverso una fresatura studiata per lavorare sul chiaroscuro e sulla profondità della superficie. Il contributo di Capod’opera è stato determinante nel trasformare questa intuizione in un prodotto compiuto, grazie alla cura per i dettagli che la contraddistinguono.


Quando hai immaginato Aero, avevi in mente un contesto d’uso preciso o pensavi a un oggetto più trasversale?

Il progetto nasce con una collocazione abbastanza definita. I moduli credenza e madia erano pensati per il living, come elementi centrali della zona giorno.
Il mobile bar, invece, soprattutto nella configurazione orizzontale, lo immaginavo in spazi di passaggio. Un oggetto capace di attivare la scena assumendo un ruolo più simbolico che puramente funzionale.


Nel corso degli anni Aero ha subito evoluzioni progettuali o avete scelto di mantenerne intatta la struttura originale?

Abbiamo scelto consapevolmente di non ampliare la collezione. Per rispettarne l’originalità, i modelli e i dettagli studiati al momento del debutto sono rimasti invariati.
Le ante, le strutture metalliche e i dettagli in ottone continuano a sostenere il progetto anche a distanza di anni, confermando la validità di un’intuizione che non cerca l’omologazione.


La Texture è uno degli elementi più distintivi di Aero. Qual è stata l’intenzione progettuale dietro questa scelta?

Il tema delle incisioni verticali fa parte del mio percorso progettuale fin dagli anni Novanta. Lo avevo già esplorato in altri contesti e sentivo che, in quel momento, poteva rappresentare una direzione capace di anticipare il tempo.
La scelta di utilizzare una sola Texture nasce dalla volontà di mantenere il progetto concentrato e coerente. La conferma è arrivata negli anni successivi, osservando come questo tipo di lavorazione si sia progressivamente affermata nel panorama contemporaneo.


Aero è anche un mobile bar. Cosa ti ha spinto a introdurre questa evoluzione funzionale?

Il mobile bar, per molto tempo, è stato considerato un oggetto marginale. Con Aero Bar abbiamo voluto rileggerlo, trasformandolo in un elemento protagonista, riconoscibile e attuale.
Non un oggetto nostalgico, ma un volume capace di dialogare con gli interni contemporanei attraverso lo stesso linguaggio della collezione.


Nell’Aero Bar con anta a ribalta, l’apertura diventa un gesto molto preciso. Quanto era importante per te questo aspetto?

L’apertura doveva essere parte integrante dell’esperienza. Lo immaginavo come uno scrigno: il gesto della ribalta doveva introdurre un momento di sorpresa e curiosità.
Allo stesso tempo, l’interno doveva essere realmente utilizzabile. Per questo abbiamo integrato un piano d’appoggio in Solid Surface, così da mantenere una continuità tra gesto scenografico e funzione quotidiana.


Guardando Aero oggi, a dieci anni dal lancio, come la interpreti rispetto al panorama attuale?

Sono ancora soddisfatto di come la collezione viene percepita. Aero continua a dialogare con il presente senza inseguire mode specifiche.
Credo che l’attuale stagione progettuale mostri un rinnovato interesse per prodotti capaci di attraversare il tempo, aperti alla contaminazione stilistica ma liberi da codici troppo rigidi. In questo senso, Aero conserva una sua empatia naturale.

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